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Sicurezza & conservazione

Phenoxyethanol nei cosmetici: cosa dicono SCCS, normativa e formulazione

Il phenoxyethanol è uno dei conservanti più usati e, insieme, uno dei più discussi. Da una parte lo trovi in moltissime formule; dall’altra circolano allarmi (“da evitare”, “tossico”, “pericoloso per i bambini”) e, all’opposto, rassicurazioni assolute. Nessuna delle due posizioni regge senza guardare cosa hanno effettivamente valutato le autorità competenti, cosa è cambiato sul piano giuridico e cosa significa tutto questo quando formuli.

Per farlo tengo separati tre piani: la valutazione scientifica dello SCCS, la normativa (compresa la vicenda francese) e l’efficacia conservante nella formula concreta.

Cosa ha concluso lo SCCS

Lo SCCS (Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori) ha adottato il parere SCCS/1575/16 il 6 ottobre 2016. La richiesta nasceva da una raccomandazione dell’agenzia francese ANSM che, nel 2012, aveva proposto di ridurre il limite allo 0,4% nei prodotti per bambini sotto i 3 anni e di non usare la sostanza sull’area del pannolino. La conclusione del comitato, riportata anche sulla pagina della Commissione europea, è che il 2-phenoxyethanol è sicuro come conservante fino alla concentrazione massima dell’1%, sulla base delle informazioni valutate. La valutazione comprende i bambini, con un margine di sicurezza ritenuto adeguato per questa fascia.

Due precisazioni servono a non trasformare questa conclusione in uno slogan. Primo, vale per le condizioni considerate dalla valutazione (concentrazione, tipo di prodotto, scenari di esposizione): non sostituisce la valutazione di sicurezza del singolo prodotto finito. Secondo, i valori tossicologici usati dal comitato (assorbimento cutaneo, NOAEL, margini di sicurezza) sono parametri dello scenario di valutazione SCCS, non proprietà universali della sostanza né dosi trasferibili direttamente all’uso umano; per questo non li riporto come numeri isolati.

Una revisione della letteratura pubblicata nel 2019 (Dréno et al.) è coerente con questo quadro. L’articolo riporta però finanziamento e dichiarazioni di interesse da parte di alcuni autori, ed è quindi una fonte da leggere con questa consapevolezza, non un riscontro terzo.

Normativa e vicenda francese

Nel Regolamento (CE) 1223/2009 il phenoxyethanol è in Allegato V, la lista positiva dei conservanti ammessi, con concentrazione massima dell’1,0%. Prima di applicare il limite a una formula, verifica sempre la voce nel testo consolidato su EUR-Lex.

La vicenda francese va letta in tre passaggi distinti:

  • Decisione ANSM (marzo 2019): per i prodotti non risciacquati contenenti phenoxyethanol, con esclusioni per alcune categorie di prodotti, l’agenzia francese ha imposto l’avvertenza “da non usare sull’area del pannolino dei bambini fino a 3 anni”.
  • Sentenza CGUE del 15 settembre 2022, causa C-4/21: riguarda la portata dell’articolo 27, paragrafo 1, del Regolamento cosmetici e la possibilità di adottare una misura provvisoria generale per una categoria di prodotti. Non è una nuova valutazione della tossicità del phenoxyethanol: la Corte non ha stabilito che la sostanza sia sicura o non sicura.
  • Conseil d’État, 29 dicembre 2022: ha annullato la decisione ANSM del 2019.

In sintesi: il limite UE resta l’1%, la valutazione SCCS resta quella del 2016 e l’avvertenza francese è stata annullata per ragioni giuridiche legate all’uso della clausola di salvaguardia.

Cosa cambia quando formuli

Qui il piano non è più regolatorio ma tecnico, e le affermazioni universali sono il rischio principale.

  • Spettro antimicrobico. Non esiste uno spettro valido per ogni formula. Uno studio di Puschmann et al. su specifici emulgel ha trovato differenze tra microrganismi (in quel modello Aspergillus brasiliensis era il più resistente e Staphylococcus aureus il più sensibile) e ha collegato l’efficacia alla concentrazione libera nella fase acquosa e alle interazioni con gli emulsionanti. Sono risultati di un modello specifico, non generalizzabili a ogni crema o gel: lo spettro e l’efficacia del sistema conservante devono essere verificati nella formulazione concreta.
  • pH. Gli intervalli di pH che trovi online appartengono alla documentazione del produttore di una specifica materia prima (per esempio 3–10 per un grado commerciale, 3–12 per un altro), non al phenoxyethanol in astratto. E un intervallo dichiarato non dimostra che una combinazione conservante funzioni nella tua formula. Per il ruolo del pH negli altri conservanti vedi pH e conservanti.
  • Incorporazione. La fase, la temperatura e la modalità di aggiunta devono essere definite sulla base della documentazione tecnica della materia prima e del processo formulativo.
  • Dosaggio. Il limite dell’1% dice quanto puoi mettere al massimo, non quanto serve. Per convertire e verificare i limiti dei conservanti vedi l’articolo sui limiti UE e l’equivalente acido.

Sulla verifica dell’efficacia: per i prodotti non classificati a basso rischio microbiologico, la norma ISO 11930 fornisce un metodo di riferimento per valutare la protezione antimicrobica della formulazione; l’applicabilità concreta va inserita nella valutazione microbiologica complessiva del prodotto.

Tre cose distinte

Il limite regolatorio, la sicurezza valutata dallo SCCS nelle condizioni considerate e l’efficacia conservante della singola formula sono tre aspetti distinti. Il phenoxyethanol non è né il conservante da demonizzare né una scorciatoia: è una sostanza molto studiata, con un limite chiaro e una valutazione di sicurezza favorevole nelle condizioni valutate, che va comunque inserita in un sistema conservante verificato sulla formula reale.

Per approfondire

Questo approfondimento fa parte della guida completa sulla conservazione dei cosmetici fatti in casa. Trovi anche l’uso combinato di sodium benzoate e potassium sorbate e il confronto con altri conservanti naturali. Per lo stesso approccio tecnico sulla durata e sulla stabilità delle materie prime, c’è la guida “Materie prime cosmetiche”.

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